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Il riflesso vitale: alla scoperta dell’anatomia e dei processi fisiologici della deglutizione
Il linguaggio verbale umano e le sue proprietà fondamentali
Oltre la Difficoltà di Deglutizione: la Disfagia come Disturbo Sistemico
La differenza tra Lingua e Linguaggio: uno studio tra i diversi approcci linguistici.
Il seguente articolo si propone di analizzare la distinzione fondamentale tra lingua e linguaggio attraverso l'analisi di due paradigmi cardine della linguistica del Novecento: lo strutturalismo saussuriano e il generativismo chomskyano.
Partendo dalla complessità eterogenea del langage come facoltà umana generale, lo studio esamina come Ferdinand de Saussure delimiti l'oggetto della linguistica nella langue, intesa come sistema astratto, sociale e convenzionale, contrapposta alla parole come realizzazione individuale. In seguito, l'articolo affronta la rivoluzione operata da Noam Chomsky, il quale sposta il focus della ricerca sulla competenza linguistica come facoltà biologica innata e componente della mente/cervello, ridefinendo la dicotomia nei termini di competenza ed esecuzione.
L'analisi comparativa mette in luce il radicale capovolgimento epistemologico tra i due approcci: dallo studio del sistema linguistico come fatto sociale allo studio del linguaggio come proprietà biologico-cognitiva dell'individuo. Le conclusioni sottolineano come questa differente concettualizzazione dell'oggetto di studio continui a segnare in modo profondo le diverse tradizioni di ricerca nella linguistica contemporanea.
La disfagia, sintomo complesso e pervasivo caratterizzato da un'alterazione della deglutizione, rappresenta una sfida clinica di rilevanza crescente a causa del suo significativo impatto sulla morbilità, mortalità e sui costi sanitari. Questo articolo fornisce una panoramica completa sul disturbo, inquadrandolo non come una malattia a sé stante, ma come l'espressione di una vasta gamma di patologie neurologiche, strutturali e iatrogene.
Dopo un inquadramento teorico sul complesso processo deglutitorio, viene tracciata l'evoluzione della Deglutologia come disciplina autonoma, dalle fondamenta gettate da Jeri Logemann allo sviluppo della scuola italiana ad opera di Oskar Schindler. Il cuore della trattazione è dedicato a una classificazione triassiale della disfagia: anatomica (orofaringea vs. esofagea), eziopatogenetica (neurogena, strutturale, motoria) e basata sul rischio di aspirazione (pre-, intra- e post-deglutitoria).
Vengono inoltre analizzate le temibili complicanze del disturbo, tra cui malnutrizione, disidratazione, polmonite ab ingestis e soffocamento, sottolineando l'importanza del riconoscimento precoce dei segni e sintomi clinici. La conclusione enfatizza l'imperativa necessità di un approccio diagnostico e riabilitativo multidisciplinare, coinvolgendo logopedisti, foniatri, neurologi e dietisti, al fine di migliorare la prognosi, la qualità della vita del paziente e ridurre l'onere associato al disturbo.
Nel presente articolo si indagano le principali proprietà del linguaggio verbale umano adottando un approccio multidimensionale che integra i contributi dei due maggiori paradigmi di ricerca sviluppatisi nel corso del Novecento, ovvero lo Strutturalismo e il Generativismo.
La ricerca prende in esame l’apporto del primo paradigma esponendo i concetti di segno, biplanarità, arbitrarietà, linearità, doppia articolazione, discretezza, mutamento e trasponibilità del mezzo; poi, analizza le proprietà individuate dal secondo paradigma, introducendo i principi di ricorsività, produttività e creatività.
Questo articolo fornisce una trattazione completa del fenomeno della deglutizione, analizzandone l’evoluzione, l’anatomia e la fisiologia.
Il processo deglutitorio viene inizialmente inquadrato nella sua dimensione diacronica, distinguendo tra la deglutizione neonatale infantile — caratterizzata da un sigillo anteriore e dalla spinta linguale —, quella adulta — oggetto di approfondimento — e la presbifagia senile — contrassegnata da un’involuzione funzionale.
Viene successivamente descritta in dettaglio l’anatomia funzionale dell’apparato, dalle strutture della cavità orale alla faringe, all’esofago, fino alla laringe con il suo cruciale ruolo di protezione delle vie aeree. Il cuore dell’analisi fisiologica si basa sul modello a sette fasi di Schindler (2001), che articola l’atto deglutitorio in una sequenza coordinata: dalla preparazione anticipatoria e dalla preparazione extraorale del cibo, passando per la fase orale di formazione del bolo, per culminare negli eventi riflessi della fase faringea — la più critica — e concludersi con il transito esofageo e l’ingresso gastrico.
Il lavoro sottolinea infine la complessità di questo meccanismo, governato da un centro di controllo bulbare ma influenzato da input corticali, la cui perfetta coordinazione è essenziale per una sicura ed efficace alimentazione.
Il presente articolo analizza l’evoluzione storica e concettuale dei modelli teorici volti a spiegare il funzionamento della comunicazione umana. Partendo dal modello del codice di matrice matematico-ingegneristica di Shannon e Weaver, l'indagine mette in luce i limiti di un approccio puramente meccanicistico basato sulla decodifica simmetrica di segnali.
Attraverso l’esame della filosofia del linguaggio — dalla distinzione freghiana tra senso e riferimento alla transizione cruciale tra il "primo" e il "secondo" Wittgenstein — viene tracciato il passaggio da una visione logico-formale del linguaggio come immagine del mondo a una concezione radicata nella pratica sociale e nei "giochi linguistici".
Infine, l’articolo approfondisce la svolta impressa dalla pragmatica di Austin e, in particolare, di Paul Grice, evidenziando come la comunicazione sia un’attività razionale e cooperativa fondata sul riconoscimento delle intenzioni. Il contributo conclude sancendo il definitivo superamento del modello del codice a favore del modello inferenziale, in cui la comprensione verbale emerge come un sofisticato processo cognitivo volto a colmare lo scarto tra il significato letterale e l’intenzione del parlante
La disfagia rappresenta una condizione clinica ad alto impatto biopsicosociale, le cui conseguenze si estendono ben oltre il piano fisiologico, influenzando la qualità di vita, le relazioni sociali e il benessere emotivo del paziente e dei suoi familiari. La valutazione logopedica tradizionale, pur costituendo il primo livello di inquadramento clinico, presenta limiti intrinseci legati all’artificialità del contesto valutativo, all’ansia da prestazione e all’elevato tasso di falsi positivi dei principali test di screening, come il test del bolo d’acqua e il GUSS. Tali limitazioni rendono necessaria l’adozione di un approccio integrativo, ecologicamente valido, capace di cogliere la complessità del pasto nella sua dimensione reale. Il presente lavoro si propone di esplorare il valore clinico dell’osservazione al pasto come strumento di valutazione ecologica nel percorso di cura del paziente disfagico, analizzando la letteratura internazionale più recente e gli strumenti valutativi disponibili. Attraverso l’esame del concetto di validità ecologica e delle evidenze scientifiche che ne supportano l’applicazione clinica, viene dimostrato come l’osservazione al pasto — condotta nell’ambiente naturale del paziente, per l’intera durata del pasto, in assenza di condizionamenti da parte dell’operatore — consenta di rilevare informazioni non ottenibili con i metodi standard: strategie di compenso spontanee, dinamiche relazionali con il caregiver, fattori ambientali e dimensione emotiva dell’esperienza alimentare. Viene inoltre delineato il ruolo multidimensionale del logopedista come osservatore ecologico, formatore e consulente, con particolare attenzione al counseling al caregiver quale garante della continuità assistenziale nel setting di vita. L’evoluzione degli strumenti di osservazione — dalla Griglia di Amitrano e Crinelli (2005) al Mealtime Assessment Tool (MAT), alla Mealtime Assessment Scale (MAS) e al suo recente adattamento pediatrico (MAS-p) — testimonia la crescente esigenza di oggettivazione nella pratica clinica, conciliando il rigore scientifico con la sensibilità verso la dimensione soggettiva e relazionale del paziente. I risultati di questa analisi supportano l’integrazione sistematica dell’osservazione al pasto nei percorsi riabilitativi della disfagia, in un modello di presa in carico che restituisca al pasto la sua dimensione di sicurezza, efficacia e piacere.
Ecco una panoramica degli articoli che stiamo preparando per te. Resta sintonizzato per non perderti le prossime pubblicazioni!